Veneto, medici di base nelle 99 Case di Comunità: 60 euro l’ora
31/07/2026
I medici di medicina generale entreranno nei servizi delle 99 Case di Comunità attivate in Veneto, garantendo prestazioni aggiuntive retribuite 60 euro all’ora. L’avvio dell’operazione è definito da un documento applicativo della delibera regionale numero 622 del giugno 2026, inviato alle aziende Ulss e condiviso dall’assessore alla Sanità Gino Gerosa con le organizzazioni sindacali Fimmg, Smi, Snami e Fmt.
La nuova organizzazione punta a rafforzare l’assistenza territoriale, offrendo ai cittadini un accesso più diretto alle cure di base e una presa in carico coordinata con infermieri di famiglia, Centrali operative territoriali e altri professionisti presenti nelle strutture finanziate attraverso il Pnrr. Il compenso sarà riconosciuto esclusivamente per le attività aggiuntive svolte all’interno delle Case di Comunità e sarà coperto da risorse regionali già stanziate.
Presenza dei medici garantita dalle 8 alle 20
Il documento stabilisce la presenza dei medici di medicina generale nella fascia compresa tra le 8 e le 20, attraverso turni organizzati tra la Casa di Comunità, lo studio principale del professionista ed eventuali studi secondari. L’adesione alle attività sarà volontaria.
I medici potranno gestire le richieste presentate con accesso diretto e quelle indirizzate attraverso il numero europeo per le cure non urgenti 116117. Secondo la Regione, questo modello dovrebbe permettere di intercettare diversi bisogni sanitari prima che si traducano in accessi impropri agli ospedali e ai Pronto Soccorso.
Nelle ore notturne, dalle 20 alle 8, l’assistenza medica sarà assicurata dal servizio di continuità assistenziale, la guardia medica, che opererà anche nei giorni prefestivi e festivi. La copertura punta quindi a garantire una risposta sanitaria lungo l’intero arco della giornata, distribuendo le funzioni tra medicina generale e continuità assistenziale.
Diagnostica di base e assistenza ai pazienti fragili
Le attività affidate ai medici comprenderanno l’impiego degli strumenti di diagnostica di base disponibili nelle Case di Comunità. I professionisti parteciperanno inoltre alla definizione di percorsi rivolti ai pazienti fragili e all’individuazione di nuove condizioni di vulnerabilità sanitaria o sociale.
Il lavoro sarà svolto in collaborazione con l’Infermiere di famiglia o di comunità e con la Centrale operativa territoriale. Il medico potrà contribuire alla valutazione complessiva del paziente, facilitando il collegamento tra assistenza domiciliare, servizi distrettuali, specialisti e strutture ospedaliere.
Il documento prevede anche la partecipazione alle campagne vaccinali organizzate dai Dipartimenti di prevenzione all’interno delle Case di Comunità. I medici saranno coinvolti nel monitoraggio delle persone dimesse dall’ospedale, attraverso contatti diretti con i pazienti e il confronto con l’équipe multiprofessionale della struttura.
Prenotazioni gestite direttamente dalla struttura
Un ulteriore ambito riguarda la presa in carico delle persone affette da patologie croniche. Il progetto prevede che al cittadino possano essere assegnati direttamente il giorno e l’orario della visita o della prestazione, evitando che debba occuparsi autonomamente della prenotazione.
I medici parteciperanno anche agli audit sul funzionamento delle Case di Comunità, contribuendo alla valutazione dei servizi, delle criticità organizzative e dei risultati raggiunti. L’obiettivo è adattare progressivamente le attività alle necessità sanitarie rilevate nei diversi territori.
“Avere l’opportunità di rivolgersi a questi professionisti della salute significa aver portato davvero la sanità più vicina al cittadino”, ha dichiarato Gino Gerosa. L’assessore ha indicato nell’accordo un passaggio centrale del programma regionale dedicato al potenziamento dell’assistenza territoriale.
Ulss Euganea e Scaligera con venti presìdi ciascuna
La Regione dichiara di aver raggiunto il target previsto dalla Missione 6 del Pnrr. Nell’Ulss 1 Dolomiti risultano attive quattro Case di Comunità sulle quattro programmate, mentre nell’Ulss 2 Marca Trevigiana ne sono operative 15 sulle 17 previste.
L’Ulss 3 Serenissima dispone di 13 strutture su 13. Nell’Ulss 4 Veneto Orientale sono attivi cinque presìdi sui sei programmati, con l’apertura dell’ultimo annunciata prossimamente. Sono cinque anche le Case di Comunità dell’Ulss 5 Polesana.
L’Ulss 6 Euganea e l’Ulss 9 Scaligera contano 20 strutture ciascuna. Nell’Ulss 7 Pedemontana sono otto, mentre nell’Ulss 8 Berica risultano attivi nove presìdi. La distribuzione sarà monitorata per verificare la capacità delle strutture di rispondere ai bisogni sanitari locali.
Le disposizioni concordate con i sindacati resteranno valide fino alla definizione del nuovo Accordo integrativo regionale. La Regione punta a utilizzare le Case e gli Ospedali di Comunità per rafforzare le cure di prossimità, facilitare il rapporto tra cittadini e servizi sanitari e alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere dedicate alle urgenze.
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