Olio italiano, allarme filiera: “Rischio crisi senza precedenti”
10/08/2026
A poche settimane dall’avvio della nuova campagna olearia, Confagricoltura, Unapol e Assofrantoi lanciano l’allarme sulle condizioni del comparto olivicolo italiano. Le organizzazioni segnalano transazioni di olio extravergine nazionale pressoché ferme, giacenze ancora elevate nei depositi e prezzi riconosciuti alle imprese che non riuscirebbero a compensare costi di produzione, trasformazione, stoccaggio e finanziamento. Una situazione che potrebbe rendere particolarmente difficile l’avvio della prossima raccolta.
Frantoi con depositi pieni e difficoltà di accesso al credito
Il quadro delineato dalle tre organizzazioni di settore riguarda l’intera filiera, dai produttori agricoli ai frantoi. Diverse strutture arrivano alla vigilia della nuova campagna con quantitativi di olio ancora presenti nei depositi, mentre la ridotta movimentazione del prodotto limita la disponibilità finanziaria necessaria per sostenere le nuove attività.
A pesare sui bilanci aziendali sono inoltre i costi accumulati durante le diverse fasi produttive. Le imprese devono sostenere le spese relative alla coltivazione degli oliveti, alla trasformazione delle olive, alla conservazione dell’olio e al ricorso al credito, mentre il rallentamento delle vendite rende più complessa la gestione della liquidità.
Confagricoltura, Unapol e Assofrantoi chiedono quindi l’introduzione urgente di misure straordinarie che permettano alle aziende di affrontare la prossima campagna. Tra le necessità indicate figurano strumenti per sostenere il credito, aumentare la disponibilità di liquidità e ridurre la pressione finanziaria sulle imprese.
Produttori incerti sulla raccolta delle olive
La situazione sta creando preoccupazione anche tra gli olivicoltori. Secondo le organizzazioni, diversi produttori stanno valutando se procedere con la raccolta, considerando l’incertezza sulla possibilità di collocare il prodotto e recuperare i costi sostenuti.
Il rischio indicato è che una parte delle aziende possa trovarsi davanti a una campagna economicamente poco sostenibile. Se questa situazione dovesse estendersi, le conseguenze potrebbero coinvolgere anche frantoi, lavoratori stagionali, imprese di trasformazione e gli altri operatori collegati alla produzione dell’olio.
Confagricoltura, Unapol e Assofrantoi richiamano in particolare le iniziative intraprese da Puglia e Calabria, Regioni che hanno chiesto il riconoscimento dello stato di crisi del comparto olivicolo. Per le associazioni, la condizione attuale richiede una risposta coordinata e tempestiva prima dell’inizio della nuova stagione produttiva.
Timori per occupazione e tenuta della filiera
L’olivicoltura rappresenta una componente rilevante del sistema agroalimentare italiano e coinvolge un numero significativo di aziende, frantoi e lavoratori. Una contrazione dell’attività potrebbe quindi avere ripercussioni economiche e occupazionali nelle principali aree produttive del Paese.
Le tre organizzazioni temono che, senza interventi, la prossima raccolta possa aggravare le difficoltà già presenti. Il problema riguarda soprattutto la capacità delle imprese di finanziare le operazioni necessarie per affrontare la campagna mentre una parte della produzione precedente deve ancora essere commercializzata.
La richiesta rivolta alle istituzioni è di intervenire nelle prossime settimane con strumenti capaci di assicurare maggiore stabilità finanziaria alle aziende e permettere alla filiera di affrontare la nuova stagione. Per Confagricoltura, Unapol e Assofrantoi, ritardare le misure potrebbe aumentare il rischio di una crisi con conseguenze diffuse su produzione, occupazione e competitività dell’olio extravergine italiano.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to