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Cavalli in agricoltura, Confagricoltura chiede regole più chiare

07/08/2026

Cavalli in agricoltura, Confagricoltura chiede regole più chiare

Riconoscere il cavallo come parte integrante dell’attività agricola e completare rapidamente il quadro normativo che disciplina il settore. È la richiesta avanzata da Confagricoltura, che sollecita interventi sia in Italia sia a livello europeo per dare maggiore stabilità alle imprese della filiera equina. Secondo l’organizzazione, allevamento, addestramento e gestione degli equini devono essere considerati pienamente all’interno del sistema agricolo, evitando classificazioni che potrebbero limitarne il ruolo produttivo ed economico.

Confagricoltura chiede di sbloccare la legge sull’ippicoltura

Tra le priorità indicate figura l’approvazione definitiva della proposta di legge dedicata all’ippicoltura, il cui percorso risulta fermo da circa tre anni. Per Ferruccio Badi, presidente della Federazione Allevamenti Equini di Confagricoltura e del Gruppo di Lavoro “Cavalli” del Copa Cogeca a Bruxelles, il provvedimento sarebbe necessario per definire con maggiore precisione il ruolo delle aziende che operano nel comparto.

La richiesta è quella di riconoscere il valore economico, sociale e territoriale dell’allevamento equino, inserendolo stabilmente nel perimetro delle attività agricole. Confagricoltura esprime invece contrarietà rispetto alle ipotesi legislative che potrebbero portare a classificare il cavallo come “animale d’affezione”.

Secondo Badi, una scelta di questo tipo rischierebbe di indebolire la posizione degli allevatori e di produrre conseguenze sull’intera filiera. L’organizzazione sostiene che tutte le fasi, dall’allevamento fino all’addestramento, abbiano una componente produttiva agricola che deve trovare un riconoscimento normativo coerente.

In Italia oltre 400mila capi distribuiti in 170mila allevamenti

I numeri riportati da Confagricoltura descrivono un settore articolato e con una presenza significativa sul territorio nazionale. Sulla base del Censimento Istat 2020, circa 27mila aziende agricole allevano equini, per un totale stimato di circa 150mila capi.

Considerando invece l’intero universo degli allevamenti equini, i dati aggiornati al 30 giugno 2026 indicano circa 170mila allevamenti e oltre 400mila capi. Gli equini registrati nella Banca Dati Nazionale dell’anagrafe zootecnica superano inoltre quota 520mila.

Una parte rilevante del settore è rappresentata anche dalle strutture dedicate al ricovero collettivo. Confagricoltura segnala oltre 90mila equini presenti in maneggi, scuderie e ippodromi, distribuiti in più di 6mila strutture. Realtà che, secondo l’organizzazione, contribuiscono alla creazione di attività economiche, occupazione e servizi collegati al territorio.

La richiesta europea: inserire il cavallo negli obiettivi della Pac

Il confronto si estende anche alle istituzioni europee. Nell’ambito del Copa Cogeca è stata avanzata la proposta di inserire il cavallo pienamente negli obiettivi strategici della Politica agricola comune. Parallelamente prosegue il lavoro sulla revisione delle regole che interessano il comparto e sui criteri relativi al benessere animale.

Per Confagricoltura serve una disciplina complessiva capace di adattarsi alle esigenze reali delle imprese, superando l’attuale frammentazione normativa. Il settore equino viene considerato una filiera capace di collegare produzione agricola, gestione del territorio, turismo e attività sportive, con razze allevate in Italia che trovano apprezzamento anche sui mercati europei.

L’obiettivo indicato dall’organizzazione è quindi costruire un quadro stabile, nel quale gli allevatori possano programmare investimenti e attività con maggiore certezza e il cavallo venga riconosciuto in maniera coerente con il ruolo svolto all’interno dell’economia rurale.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.