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Incentivi, Confartigianato chiede una riforma senza ostacoli

29/04/2026

Incentivi, Confartigianato chiede una riforma senza ostacoli

Confartigianato e le altre Confederazioni dell’artigianato chiedono che la riforma degli incentivi alle imprese semplifichi davvero l’accesso alle misure pubbliche, senza trasformarsi in un nuovo percorso a ostacoli per micro e piccole aziende. La posizione è stata espressa durante l’audizione davanti alle Commissioni Attività Produttive di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo di revisione del sistema degli incentivi.

La frammentazione delle misure penalizza le piccole imprese

Le organizzazioni dell’artigianato riconoscono la necessità di intervenire su un sistema diventato troppo frammentato. Dopo la pandemia, infatti, il numero degli strumenti agevolativi è cresciuto in modo consistente: nel 2024 sono stati censiti 2.374 interventi, un quadro che ha reso più difficile orientarsi tra procedure, requisiti, scadenze e canali di accesso.

Secondo le Confederazioni, questa complessità ha ridotto l’efficacia delle misure, soprattutto per le realtà di minori dimensioni. I tassi di accesso stimati per micro e piccole imprese restano infatti tra il 20% e il 30% dei potenziali beneficiari, segno che molti strumenti disponibili non riescono a raggiungere pienamente il tessuto produttivo più diffuso.

Quattro fondi centrali, ma resta il nodo delle risorse

L’impianto generale del provvedimento viene giudicato condivisibile nella parte in cui punta a concentrare l’offerta su quattro pilastri: Fondo per la crescita sostenibile, Fondo di garanzia PMI, Fondo nazionale per l’innovazione e Nuova Sabatini. Una razionalizzazione che, nelle intenzioni, dovrebbe rendere più leggibile il sistema degli aiuti e ridurre la dispersione degli interventi.

Le perplessità riguardano però l’incertezza finanziaria. Il decreto, infatti, non introduce nuove risorse, ma riorganizza quelle già esistenti, rinviando l’operatività contabile alla Legge di Bilancio. Per Confartigianato e le altre sigle, questo passaggio rischia di lasciare la riforma in una condizione di attesa fino alla fine del 2026, con effetti negativi sulla programmazione delle imprese.

Voucher, bandi e ruolo dei Confidi

Un altro punto sensibile è la possibile sostituzione di strumenti automatici e rapidi, come i voucher, con procedure basate su bandi. Le Confederazioni temono che questo cambio possa allungare i tempi di erogazione, aumentare il peso amministrativo e penalizzare proprio le imprese più piccole, che dispongono di strutture meno attrezzate per seguire iter complessi.

Restano aperti anche i temi del coordinamento territoriale e della fase di transizione. Con oltre 2.300 misure gestite a livello locale, l’assenza di un accordo pieno in Conferenza Stato-Regioni potrebbe indebolire l’obiettivo di una regia nazionale. La coesistenza temporanea tra vecchio e nuovo sistema, inoltre, rischia di generare dubbi interpretativi tra funzionari, consulenti e imprese.

Confartigianato chiede quindi decreti attuativi costruiti sulle reali caratteristiche delle micro e piccole imprese, con procedure lineari, continuità delle risorse e accessi automatici dove possibile. Per le Confederazioni va rafforzato anche il ruolo dei Confidi, in sinergia con il Fondo di Garanzia, così da correggere le difficoltà che ancora limitano l’accesso al credito per molti piccoli imprenditori.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.