Verona, truffa del finto poliziotto: arrestati due 30enni
25/06/2026
Due trentenni italiani, originari del basso Lazio e residenti nel Casertano, sono stati arrestati a Verona dalla Polizia di Stato dopo una truffa ai danni di una donna nel quartiere residenziale di Borgo Trento. L’intervento è stato condotto nel pomeriggio dagli investigatori della Squadra Mobile scaligera, impegnati in un servizio mirato contro i raggiri ai danni degli anziani.
La telefonata del falso agente e il presunto magistrato
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima sarebbe stata contattata telefonicamente da un uomo che si è presentato come appartenente alle Forze dell’Ordine. Durante la chiamata, il falso poliziotto avrebbe raccontato alla donna che un suo anziano familiare era rimasto coinvolto in un grave reato, creando una situazione di forte preoccupazione e pressione emotiva.
Per rendere più credibile il racconto, nella conversazione sarebbe intervenuto anche un secondo complice, presentato come magistrato veronese. I due avrebbero quindi convinto la donna a raccogliere tutti i gioielli presenti in casa, sostenendo che fossero necessari per un urgente confronto probatorio.
La tecnica utilizzata rientra in uno schema già noto alle forze dell’ordine: i truffatori mantengono la vittima al telefono, occupando più linee di comunicazione, così da impedirle di verificare la storia raccontata o di contattare il familiare indicato come coinvolto nella vicenda.
Gioielli d’oro e diamanti portati via dall’abitazione
Mentre la donna era ancora sotto pressione, uno dei due uomini si sarebbe presentato alla sua abitazione qualificandosi come incaricato del Tribunale. In quel momento avrebbe ritirato i monili preparati dalla vittima, allontanandosi subito dopo con la refurtiva.
Il bottino, del valore complessivo di diverse migliaia di euro, comprendeva anelli, collane, gioielli d’oro e diamanti. Oltre al valore economico, gli oggetti avevano per la donna un forte significato affettivo, aspetto su cui spesso fanno leva le truffe costruite per colpire persone in condizioni di fragilità o forte agitazione.
Gli investigatori della Squadra Mobile, che stavano operando nell’ambito di un’attività specifica di contrasto alle truffe, sono riusciti a intervenire subito dopo la consumazione del reato. Prima è stato bloccato l’uomo ritenuto l’esecutore materiale del raggiro, poi il presunto complice, che si trovava poco distante con funzioni di palo.
Refurtiva recuperata e restituita alla vittima
Durante l’intervento, i poliziotti hanno recuperato l’intera refurtiva, ancora in possesso di uno degli arrestati. I gioielli sono stati poi restituiti alla legittima proprietaria negli uffici della Questura, dopo il riconoscimento formale dell’autore del raggiro da parte della vittima.
I due trentenni sono stati accompagnati nella casa circondariale di Verona Montorio, a disposizione dell’Autorità giudiziaria. La loro posizione sarà valutata nelle successive fasi del procedimento e la responsabilità penale potrà essere accertata solo con sentenza definitiva.
L’operazione rientra in una più ampia attività della Squadra Mobile di Verona contro i reati predatori e, in particolare, contro le truffe commesse ai danni degli anziani. La Polizia di Stato ricorda che nessun operatore delle Forze dell’Ordine, del Tribunale o di altra Autorità chiede mai denaro, gioielli o oggetti preziosi al telefono o direttamente presso l’abitazione.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to