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Oro in Veneto, export a 3,06 miliardi ma salgono i costi

03/09/2026

Oro in Veneto, export a 3,06 miliardi ma salgono i costi

La filiera orafa veneta mantiene un forte peso sui mercati internazionali, ma l’aumento del prezzo dell’oro e dei costi di produzione sta comprimendo i margini delle imprese. Nel 2025 l’export regionale ha raggiunto 3,06 miliardi di euro, mentre nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni hanno totalizzato 739,4 milioni. Il comparto conta in Veneto circa 1.160 imprese e oltre 6 mila addetti, con Vicenza che si conferma il principale polo produttivo regionale.

Prezzo dell’oro in aumento del 39,1%

Il principale elemento di pressione riguarda il costo della materia prima. Nei primi otto mesi del 2026 il prezzo dell’oro è cresciuto del 39,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Ad agosto, considerando la media dei primi 23 giorni del mese, la quotazione ha raggiunto 121,07 euro al grammo.

Anche i prezzi alla produzione del settore orafo hanno registrato un incremento significativo: nei primi cinque mesi dell’anno sono saliti del 28,5% su base annua.

Per le aziende del settore, la crescita della quotazione del metallo prezioso incide direttamente sui costi di lavorazione. Piero Marangon, presidente del sistema Oreficerie e Gioielleria di Confartigianato Imprese Veneto e Vicenza, ha richiamato anche il peso dei costi energetici e dell’instabilità geopolitica sulle catene di fornitura e sugli scambi commerciali.

Vicenza vale 2,6 miliardi di export orafo

La provincia di Vicenza rappresenta il cuore produttivo della filiera regionale. Nel 2025 le esportazioni di prodotti orafi del territorio hanno raggiunto circa 2,6 miliardi di euro.

Nel primo trimestre 2026 il valore dell’export vicentino è rimasto sostanzialmente stabile, con una variazione dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dietro il dato complessivo emerge però un cambiamento nella distribuzione geografica delle vendite.

Le esportazioni verso i Paesi dell’Unione europea sono aumentate del 25,3%, mentre quelle dirette ai mercati extra Ue hanno registrato una diminuzione del 6,8%. Particolarmente marcato il calo verso gli Emirati Arabi Uniti, dove l’export è sceso del 38,6% rispetto al primo trimestre 2025.

Occupazione, saldo negativo di 90 unità

Le difficoltà del comparto emergono anche dai dati sul lavoro. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi su dati Veneto Lavoro, nel primo trimestre 2026 il saldo occupazionale del settore orafo è risultato negativo per 90 unità. Nello stesso periodo del 2025 il bilancio era invece positivo per 10 unità.

Nel corso dell’intero 2025 erano state registrate 530 assunzioni a fronte di 625 cessazioni. La tenuta dell’occupazione e la salvaguardia delle competenze specialistiche rappresentano quindi uno dei temi indicati dalle associazioni imprenditoriali come prioritari.

Confartigianato chiede sostegni per imprese e lavoratori

La situazione del comparto è stata affrontata anche a livello nazionale. A luglio il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha avviato un Gruppo di Lavoro Tecnico dedicato all’oreficeria, al quale partecipano Confartigianato e le altre organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale.

Tra le richieste avanzate figurano misure per sostenere l’occupazione e la continuità produttiva, strumenti destinati ai lavoratori e interventi per facilitare l’accesso al credito delle aziende.

Secondo Marangon, creatività, innovazione e qualità delle lavorazioni continuano a rappresentare punti di forza del Made in Italy, ma il continuo aumento dei costi rischia di ridurre gli effetti positivi delle strategie messe in campo dalle imprese. Il prossimo appuntamento di VicenzaOro sarà quindi anche un osservatorio sulla capacità della filiera veneta di affrontare una fase caratterizzata da forte volatilità delle materie prime e da cambiamenti nella geografia dell’export.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.