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Grano duro, allarme Confagricoltura: autosufficienza al 56,5%

01/09/2026

Grano duro, allarme Confagricoltura: autosufficienza al 56,5%

Le superfici italiane coltivate a grano duro sono diminuite del 10% tra il 2012 e il 2025, mentre il tasso di autoapprovvigionamento nazionale è sceso dal 78% al 56,5%. A lanciare l’allarme è Confagricoltura, che descrive una situazione di forte difficoltà per i cerealicoltori e chiede interventi strutturali per difendere la produzione nazionale. Secondo le elaborazioni del Centro Studi della Confederazione, per raggiungere l’autosufficienza produttiva all’Italia mancherebbero oggi oltre 880mila ettari coltivati a frumento duro.

Quasi metà del grano duro utilizzato arriva dall’estero

Il dato sull’autoapprovvigionamento mostra una crescente dipendenza dalle importazioni. L’Italia deve acquistare sui mercati internazionali quasi la metà del grano duro necessario alla propria industria di trasformazione, compresa quella della pasta.

Confagricoltura collega questa situazione a diversi fattori. Le condizioni climatiche incidono sulle rese agricole, mentre l’aumento dei costi energetici e produttivi riduce i margini delle aziende. A questo si aggiungono prezzi riconosciuti ai produttori che, secondo l’organizzazione, in molti casi non consentono di coprire adeguatamente le spese sostenute durante la campagna.

La conseguenza è una progressiva perdita di interesse verso la coltivazione del frumento duro, con aziende che riducono le superfici seminate o valutano di abbandonare la produzione. Per la Confederazione, il problema supera quindi le oscillazioni di una singola annata e riguarda la capacità del Paese di mantenere una base produttiva nazionale sufficiente.

Confagricoltura sostiene la campagna sulla pasta italiana

L’organizzazione agricola ha accolto positivamente la campagna del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste che invita i consumatori a preferire pasta prodotta interamente con grano duro italiano.

Secondo Confagricoltura, l’iniziativa può contribuire a sensibilizzare i consumatori sull’origine della materia prima e a sostenere gli agricoltori italiani. La Confederazione ritiene tuttavia che le campagne promozionali debbano essere accompagnate da misure capaci di intervenire sulle cause economiche della crisi e da accordi di filiera che offrano maggiore stabilità ai produttori.

L’obiettivo indicato è aumentare progressivamente la quantità di materia prima nazionale disponibile per l’industria agroalimentare, garantendo nello stesso tempo una remunerazione adeguata alle aziende agricole.

Giansanti: il grano pesa anche sugli equilibri internazionali

Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha inserito il problema del grano in un quadro internazionale caratterizzato da guerre, tensioni commerciali e difficoltà nelle catene di approvvigionamento.

Intervenendo al Meeting di Rimini, Giansanti ha richiamato il ruolo assunto dai prodotti agricoli negli equilibri geopolitici: la disponibilità o l’interruzione delle forniture di cereali può infatti esercitare pressioni sui Paesi importatori e influire sulla sicurezza alimentare.

La Confederazione segnala inoltre il rischio di una nuova crescita dell’inflazione alimentare, legata anche all’instabilità internazionale. Un aumento dei prezzi del cibo avrebbe ripercussioni sui consumatori e potrebbe aggiungere ulteriori tensioni a mercati finanziari già condizionati dai conflitti.

Richieste risorse straordinarie per i cerealicoltori

Confagricoltura chiede quindi di individuare risorse straordinarie e misure mirate per sostenere il reddito dei produttori di grano duro e rendere economicamente sostenibile la permanenza delle aziende nel comparto.

La strategia indicata passa anche dal rafforzamento degli accordi tra agricoltori, stoccatori, molini e industria della pasta, con l’obiettivo di aumentare la presenza di grano italiano nella filiera e limitare la progressiva contrazione delle superfici coltivate.

Con un tasso di autoapprovvigionamento fermo al 56,5%, la Confederazione chiede dunque di invertire la tendenza prima che la riduzione delle coltivazioni renda ancora maggiore la dipendenza dell’Italia dai mercati esteri per una materia prima direttamente collegata a una delle produzioni alimentari simbolo del Paese.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to