Caricamento...

Verona 365 Logo Verona 365

Maricoltura, Mediterraneo più caldo: allarme per spigole e orate

09/09/2026

Maricoltura, Mediterraneo più caldo: allarme per spigole e orate

Le temperature eccezionalmente elevate registrate nel Mediterraneo durante l’estate 2026 stanno creando nuove difficoltà alla maricoltura italiana, con effetti particolarmente rilevanti per gli allevamenti di spigole e orate. Secondo l’Associazione Piscicoltori Italiani (API), il riscaldamento delle acque rende più complessa la gestione degli impianti, aumenta le criticità sanitarie e può allungare i tempi necessari affinché i pesci raggiungano la taglia commerciale richiesta dal mercato.

Luglio 2026 il più caldo nel Mediterraneo dal 1993

Il quadro climatico dell’estate conferma condizioni anomale. Luglio è stato il mese più caldo dal 1993 nel Mediterraneo, con una temperatura superficiale media attorno ai 27 gradi.

Al largo della costa toscana, l’anomalia media mensile ha raggiunto +3,9 gradi, il valore più elevato della serie disponibile dal 1982. Nelle ultime giornate la situazione si è parzialmente attenuata in alcune zone, ma restano nuclei di calore persistenti nel Canale di Sicilia e nell’Adriatico.

Per il settore produttivo, secondo API, queste condizioni rendono necessario considerare il surriscaldamento marino come un fattore da integrare stabilmente nella pianificazione degli allevamenti.

Più difficoltà nella gestione di spigole e orate

Claudio Pedroni, vicepresidente esecutivo dell’Associazione Piscicoltori Italiani, evidenzia come l’aumento delle temperature dell’acqua comporti conseguenze dirette sulla salute e sul benessere dei pesci.

Gli allevatori devono intervenire sull’alimentazione e sulla densità degli animali all’interno degli impianti. Con acque più calde, infatti, le specie allevate tendono a ridurre l’assunzione di cibo, modificando i ritmi di crescita.

Per spigole e orate questo può significare tempi più lunghi per raggiungere la taglia commerciale richiesta dalla grande distribuzione organizzata. Di conseguenza, i cicli produttivi diventano meno prevedibili e le aziende devono sostenere più a lungo i costi legati alla gestione degli allevamenti.

Cicli produttivi più lunghi e margini più incerti

API sottolinea che il cambiamento delle condizioni ambientali può avere conseguenze sull’intera filiera. Lo slittamento dei tempi di produzione influenza la disponibilità del prodotto e aumenta l’esposizione economica delle imprese.

Il settore italiano deve inoltre confrontarsi, secondo l’associazione, con la concorrenza di Paesi caratterizzati da un numero maggiore di concessioni per gli allevamenti e da regole considerate meno restrittive.

Le aziende stanno già investendo in soluzioni per ridurre l’esposizione ai picchi termici, ma l’associazione ritiene necessario intervenire anche sulle condizioni territoriali e autorizzative che regolano le modifiche agli impianti.

API chiede più spazi marini e procedure autorizzative rapide

Per affrontare il nuovo scenario, l’Associazione Piscicoltori Italiani chiede investimenti pubblici mirati, procedure autorizzative più rapide e ricerca applicata. Tra le necessità indicate figura anche la disponibilità di spazi marini adeguati per consentire alle imprese di adattare gli allevamenti alle nuove condizioni climatiche.

Un ruolo potrebbe essere assunto anche dagli allevamenti a terra, considerati una possibile componente della futura organizzazione produttiva del comparto.

Secondo Pedroni, affidare la risposta esclusivamente alla capacità di adattamento delle singole imprese non sarebbe sufficiente, considerando la rapidità con cui stanno cambiando le condizioni ambientali.

La richiesta di sostegno durante la transizione

API ritiene necessario accompagnare le imprese in una fase di trasformazione che deve conciliare continuità produttiva, benessere animale, occupazione e qualità della filiera alimentare.

La richiesta del settore è quindi quella di creare un quadro che faciliti gli investimenti negli impianti e nella ricerca, riducendo gli ostacoli amministrativi e sostenendo economicamente le aziende durante il processo di adattamento.

L’estate 2026 rappresenta, secondo l’associazione, un ulteriore segnale della necessità di aggiornare i modelli produttivi della maricoltura italiana di fronte a temperature marine elevate che possono incidere direttamente sui tempi, sui costi e sull’organizzazione degli allevamenti.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to