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Verona: una nuova pietra d’inciampo per Lina Arianna Jenna

30/01/2026

Verona: una nuova pietra d’inciampo per Lina Arianna Jenna

In via Emilei 24, nel cuore del centro storico, Verona aggiunge un nuovo tassello al suo atlante della memoria: una pietra d’inciampo dedicata a Lina Arianna Jenna, scultrice e poetessa veronese di origine ebraica. La posa, avvenuta oggi, non ha avuto il tono di una cerimonia rituale, ma quello – più raro – di un gesto civile che interroga la città nella sua quotidianità: la memoria non viene portata in un luogo separato, viene rimessa sotto i piedi di chi passa.

Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco Damiano Tommasi, Riccardo Stabile in rappresentanza del prefetto Demetrio Martino, Bruno Carmi per la Comunità Ebraica, Roberto Israel per l’Associazione Figli della Shoah (sezione di Verona), oltre a numerose autorità e cittadini. Presente anche una componente importante della città che la memoria la frequenta ogni giorno per mestiere e per formazione: due istituti scolastici, le Edres e il liceo Maffei.

Un “monumento diffuso” che chiama in causa la città

Con questa posa, Verona arriva alla quinta pietra d’inciampo. L’assessore alla Memoria storica Jacopo Buffolo ha richiamato il senso europeo dell’iniziativa: le pietre d’inciampo, nate dal progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig, compongono un monumento diffuso che attraversa l’intero continente e che ricorda come la persecuzione nazifascista non sia stata un’eccezione locale, ma un sistema. E Verona, come molte città italiane, è stata un luogo concreto di deportazioni razziali e politiche, non un semplice sfondo.

Nel suo intervento Buffolo ha insistito su due verità che queste pietre riportano a galla senza retorica: esistettero corresponsabilità, con apparati e persone che favorirono e applicarono le deportazioni; esistette anche chi non si voltò dall’altra parte, chi aiutò, nascose, resistette, rischiò. È in questa frattura che si colloca il messaggio lasciato a chi cammina: “inciampare” significa fermarsi un attimo, riconoscere una storia, capire che l’indifferenza, spesso, non è neutra.

La vita culturale e la deportazione di Lina Arianna Jenna

A posare la pietra insieme al sindaco sono stati alcuni familiari: Paolo Ruggero Jenna, Andrea Jenna, Daniele, Davide e Arianna Reichenbach. Ed è stata proprio la voce dei discendenti, insieme agli interventi delle associazioni, a riportare Lina Arianna Jenna nel suo profilo pieno: non solo vittima, ma intellettuale, artista, presenza viva nella Verona tra le due guerre.

Nata a Venezia il 17 dicembre 1886 da Riccardo Jenna e Ida Orefici, si diplomò come maestra, poi si formò all’Accademia Cignaroli di Verona. Il palazzo di famiglia in via Emilei divenne un cenacolo letterario frequentato da figure della cultura del tempo; lei partecipò a letture pubbliche in Gran Guardia, a iniziative della Croce Rossa, alle attività del Gruppo Veronese per la Rinascita dell’Arte. Come scultrice espose in rassegne nazionali, da Napoli (1913) alla Società di Belle Arti di Verona (1921), fino al Castello Sforzesco di Milano (1930), intrecciando contatti anche con Felice Casorati. I suoi testi poetici uscirono su riviste e antologie e trovarono un riconoscimento più ampio dopo la sua morte, grazie alla pubblicazione curata da Lionello Fiumi nel 1956.

Il passaggio dalla vita culturale alla persecuzione non fu improvviso: le leggi razziste colpirono duramente la famiglia. Roberto Israel ha ricordato che a Verona vivevano allora circa 300 ebrei, tra chi aiutò a nascondere e chi denunciò. Durante la guerra, nonostante le raccomandazioni ad allontanarsi, Jenna scelse di restare per assistere il padre anziano e malato. Il 2 giugno 1943 venne arrestata dai nazisti; dopo la detenzione al forte di San Leonardo fu trasferita a Fossoli e quindi deportata ad Auschwitz il 26 giugno, insieme al fratello Ruggero, arrestato a Bosco Chiesanuova. Fu vista viva l’ultima volta nei primi giorni di marzo 1945 nel campo di Bergdorf; la data presunta della morte è il 20 marzo 1945.

A corollario della posa, in Sala Farinati si è tenuto un convegno a cura dei Figli della Shoah dedicato alla sua figura e al tema dei “Giusti della Questura”, una cornice che collega la biografia individuale alle responsabilità pubbliche e alle scelte, spesso silenziose, di quegli anni.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.