Verona, “Come il vento che corre la terra”: la scuola apre la fase operativa tra formazione docenti e teatro-racconto
19/02/2026
Il progetto “Come il vento che corre la terra. Mappe per una comunità educante sostegno di saperi, competenze, autonomie delle Bambine e dei Bambini” passa dalla cornice programmatica alle attività sul campo, con un’attenzione dichiarata: portare la scuola al centro di una rete che tenga insieme insegnanti, famiglie, istituzioni, quartieri, differenze sociali e culturali, senza scorciatoie retoriche. Il Comune di Verona coordina come capofila l’iniziativa, sostenuta da Fondazione Cariverona attraverso il Bando Direzione Giovani 2024, e avvia i primi percorsi che parlano di cura come pratica quotidiana, di comunità educante come responsabilità condivisa, di autonomia come obiettivo concreto e misurabile, non come formula astratta.
La formazione dei docenti: etica, affettività, riflessività come metodo
Il primo asse operativo si muove dentro le classi a partire da chi le abita ogni giorno: il corpo docente. Con gli incontri avviati a gennaio, il percorso “Una scuola capace di far fiorire i talenti”, curato dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, lavora su due parole-chiave che spesso vengono nominate, ma meno spesso tradotte in strumenti: educazione etica ed educazione affettiva. Qui diventano architravi di un itinerario che mette in relazione conoscenza di sé, cura di sé e capacità di prendersi carico dell’altro, con la consapevolezza che un ambiente educativo che aspira a questo livello di profondità deve dotarsi di strategie, non di buone intenzioni.
La prospettiva dichiarata dai docenti coinvolti nel team, tra cui Marco Ubbiali e Federica Valbusa, richiama un’idea di scuola che osserva la persona nella sua interezza: dimensione cognitiva, etica, affettiva, corporea, estetica e spirituale; un impianto che chiede pratiche didattiche capaci di attivare riflessività, perché la cura, quando è “alta” e generativa, non nasce dall’improvvisazione ma da posture educative allenate, riconosciute, condivise. La fase conclusiva del percorso prevede laboratori in cui insegnanti e insegnanti intrecceranno quanto maturato durante la formazione con la propria esperienza professionale, disciplinare e didattica, in modo da rendere spendibili i contenuti nella vita reale delle classi, dove la complessità è la regola e non l’eccezione.
Il teatro come passaggio: Antigone, l’infanzia e la costruzione dell’autonomia
Accanto al lavoro sulla professionalità docente, prende forma un secondo itinerario che utilizza il linguaggio teatrale come luogo di ricerca, ascolto e rielaborazione: “Qualcosa di molto piccolo che contiene una cosa molto grande”, percorso sperimentale curato dall’attrice veronese Rosanna Sfragara con la collaborazione di Francesca Ravagnani, artista visiva e danzatrice somatica, insieme a Il Giardino dei Linguaggi. La sperimentazione accompagnerà per due anni la IV A della scuola Ippolito Nievo di Verona, con il coordinamento del corpo docente guidato da Elisabetta Zampini, nel tratto delicato che porta verso la secondaria, quando l’immagine di sé si ridisegna e la pre-adolescenza chiede nuove parole per orientarsi.
Il punto di partenza è “Parole e sassi, la storia di Antigone per le nuove generazioni” del Collettivo Progetto Antigone: la figura di Antigone, definita da Sofocle autònomos, offre una lente potente per parlare di legge, responsabilità, scelta, conflitto, senza addomesticare la complessità. Sfragara descrive un progetto femminile di teatro e impegno civile che attraversa l’Italia: diciannove attrici, ciascuna nella propria regione, con un piccolo patrimonio di sassi come dispositivo narrativo essenziale, capace di mettere in moto il racconto e, soprattutto, la restituzione, perché la storia passa ai bambini e alle bambine e poi torna fuori dalla classe, verso altri interlocutori. L’idea è dichiarata: disegnare traiettorie nuove tra scuola, famiglia e città, affinché l’esperienza non resti un episodio, ma lasci tracce nei modi di stare insieme.
Una comunità educante che nasce dai dati: disuguaglianze, dispersione, territori
Il progetto affonda le sue motivazioni anche in una lettura puntuale del contesto cittadino. Sul territorio comunale di Verona sono stati rilevati oltre 12.200 bambini e bambine tra i 6 e gli 11 anni: più del 51% maschi e oltre il 48% femmine; il 23,3% senza cittadinanza italiana; una distribuzione territoriale che vede la maggiore concentrazione (23,7%) in terza circoscrizione, nell’area ovest della città, mentre la zona nord-est si ferma al 6,9%. In questo scenario, la dispersione scolastica emerge come problema in crescita, con incidenza maggiore in quartieri come Borgo Roma, Borgo Venezia, San Michele, Borgo Nuovo, Santa Lucia, Golosine; un fenomeno con cause multiple, dove pesano il disagio socio-familiare, situazioni di disagio psichico e forme di disagio scolastico che si alimentano a vicenda.
Nel monitoraggio citato dalla Direzione Servizi Formativi e dell’Istruzione del Comune, le famiglie con difficoltà finanziarie nel 2024 rappresentano il 26% dei casi, mentre il disagio sociale legato a problemi familiari e difficoltà relazionali, capaci di erodere motivazione e frequenza, arriva al 20%. È dentro questa realtà che l’assessora Elisa La Paglia colloca il senso politico ed educativo dell’iniziativa: imparare la cura di sé fin dall’infanzia per crescere adulti consapevoli e capaci di accudimento, e costruire “mappe” co-progettate che aiutino scuola, istituzioni, famiglie e cittadinanza a superare disuguaglianze e stereotipi, con attenzione anche alle differenze di genere che, nel campo delle STEAM, hanno radici precoci.
L’impianto operativo è scandito su due annualità e organizzato in tre aree: potenziamento della scuola, con formazione specifica per insegnanti e co-progettazione di laboratori con alunni e alunne; pratiche e relazioni, con sperimentazioni teatrali ed espressive, attività su ascolto, corpo, voce, linguaggi dell’arte e percorsi rivolti anche alle famiglie, inclusi incontri sugli stereotipi di genere e un lavoro mirato su madri e figlie (10-11 anni) dedicato alla ciclicità femminile; comunità educante, con eventi pubblici, conferenze, spettacoli e una mostra itinerante pensata per condividere in modo progressivo risultati e processi.
Tra i partner figurano il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, Il Giardino dei Linguaggi, Il Melograno, CSE e Terra dei Popoli, con la collaborazione del Collettivo Progetto Antigone, di Rete Disegnare il Futuro e BamBam Teatro.
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