Riso italiano, Confagricoltura chiama le istituzioni: mobilitazione a Vercelli il 3 febbraio
31/01/2026
Il comparto risicolo italiano attraversa una fase che non consente rinvii. Pressioni sui prezzi, concorrenza internazionale e regole di mercato ritenute non più adeguate stanno mettendo a rischio una filiera che rappresenta un’eccellenza agricola riconosciuta anche fuori dai confini nazionali. Da queste premesse nasce la manifestazione pubblica promossa da Confagricoltura martedì 3 febbraio, dalle ore 10, in piazza Zumaglini a Vercelli, cuore storico della risicoltura italiana.
L’iniziativa, organizzata da Confagricoltura Vercelli-Biella, ha un respiro nazionale: sono attese delegazioni provenienti dalle principali province risicole del Paese. Al centro della mobilitazione una piattaforma di richieste e proposte che l’organizzazione intende portare all’attenzione delle istituzioni italiane ed europee, raccogliendo le preoccupazioni espresse da numerosi risicoltori associati.
Importazioni e tutela del mercato interno
Uno dei nodi principali riguarda il sistema di protezione dalle importazioni provenienti dai Paesi beneficiari del regime europeo “Tutto tranne le armi” (EBA). Secondo Confagricoltura, gli strumenti oggi previsti non sono in grado di incidere realmente sull’equilibrio del mercato. La clausola di salvaguardia viene giudicata inefficace, così come il limite minimo di 562 mila tonnellate di prodotto importato, ritenuto non coerente con le attuali dinamiche commerciali.
A questo si affianca la richiesta di una revisione delle tariffe doganali, ferme a 175 euro a tonnellata. Un valore che, secondo l’organizzazione, non riflette più il contesto economico e non contribuisce a riequilibrare la concorrenza. Da qui anche l’invito a rafforzare i controlli doganali sui prodotti agricoli provenienti da Paesi extra UE, con l’obiettivo di garantire condizioni di mercato più eque.
Regole comuni e proposte per il rilancio
Sul piano normativo, Confagricoltura sollecita l’applicazione effettiva del principio di reciprocità almeno all’interno dell’Unione europea, ritenendolo uno strumento minimo per evitare distorsioni tra produttori sottoposti a standard diversi.
“I nostri risicoltori chiedono interventi concreti e aggiornati – ha spiegato Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – perché senza un riequilibrio delle regole il settore rischia di perdere competitività in modo strutturale”.
Al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, l’organizzazione propone una serie di azioni mirate: dal coinvolgimento dell’Ente Nazionale Risi nello sviluppo di nuove varietà aromatiche, a un programma di promozione del basmati italiano, fino al riordino del registro varietale, trasferendo le varietà non più coltivate in un apposito elenco di conservazione.
Completano la piattaforma la richiesta di rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine in etichetta, l’introduzione di strumenti per favorire il riordino fondiario e irriguo e il sostegno all’adozione di nuove tecnologie, dai droni agricoli alle TEA, le nuove tecniche genomiche. Temi che, secondo Confagricoltura, non riguardano solo il presente, ma la capacità del riso italiano di restare competitivo nel medio periodo.
Articolo Precedente
Verona: una nuova pietra d’inciampo per Lina Arianna Jenna
Articolo Successivo
DL Bollette, allarme su biogas e biomasse agricole: confronto a Cavallermaggiore
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to