Caricamento...

Verona 365 Logo Verona 365

Progetto Wanted: 83 latitanti arrestati in dodici mesi

27/01/2026

Progetto Wanted: 83 latitanti arrestati in dodici mesi

C’è un dato che, più di altri, restituisce la misura di un’azione di polizia quando riesce a incidere davvero sulla sicurezza pubblica: il tempo di pena ancora da scontare da chi viene riportato davanti alla giustizia. Nel caso del Progetto Wanted, avviato a gennaio 2025 e promosso dalla Direzione centrale anticrimine con il coordinamento del Servizio centrale operativo, quel tempo si traduce in circa 500 anni complessivi di reclusione residua riferiti ai latitanti catturati nell’arco di un anno.

In dodici mesi sono stati arrestati 83 ricercati: 29 destinatari di misure cautelari e 54 già condannati in via definitiva, ricercati per l’esecuzione di provvedimenti non più impugnabili. Numeri che non raccontano soltanto un bilancio, ma descrivono un investimento operativo mirato contro figure considerate ad alta pericolosità, spesso radicate in contesti criminali strutturati o capaci di muoversi su più Paesi.

Una caccia mirata ai profili più pericolosi

Il Progetto Wanted nasce con un obiettivo preciso: rafforzare la capacità di individuazione e cattura dei latitanti che, per ruolo criminale, gravità dei reati e capacità di sottrarsi ai controlli, rappresentano un rischio elevato. La distinzione tra chi è ricercato per misure cautelari e chi deve scontare condanne definitive è rilevante, perché fotografa un lavoro che agisce su due livelli: prevenzione, quando occorre assicurare l’indagato alle autorità; esecuzione, quando la sentenza è già passata in giudicato e la latitanza diventa, di fatto, un tentativo di neutralizzare la risposta dello Stato.

Il dato dei circa 500 anni di pena residua ha un significato concreto: indica che molti dei soggetti catturati non erano semplici “irreperibili”, ma persone condannate a periodi lunghi, spesso per reati legati al traffico di stupefacenti o a dinamiche associative, con ruoli apicali e compiti di coordinamento. Il messaggio operativo è chiaro: l’efficacia non si misura solo nel numero degli arresti, ma nella qualità dei target e nell’impatto sui gruppi criminali che perdono vertici, referenti logistici e capacità di gestione.

Il modello operativo: Squadre mobili, Sisco e cooperazione internazionale

La struttura del progetto si fonda su un modello integrato. Da un lato, la localizzazione sul territorio è affidata al lavoro coordinato delle Squadre mobili e delle Sisco, con un impiego sistematico di strumenti tecnologici e analisi d’intelligence; dall’altro, l’azione si salda al costante raccordo con le Procure competenti e, quando la latitanza supera i confini nazionali, al Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia e alla rete di esperti per la sicurezza attiva all’estero.

È proprio questa dimensione, insieme investigativa e internazionale, a spiegare alcuni risultati recenti. Un primo caso riguarda un cittadino albanese di 48 anni, condannato a 21 anni di reclusione e latitante dal 2000: dopo l’arresto avvenuto in Albania a febbraio 2025, al termine di un’indagine condotta dalla Squadra mobile di Caserta con il supporto del Servizio operativo centrale e la collaborazione dell’esperto per la sicurezza in Albania, l’uomo è rientrato in Italia scortato dagli operatori dello Scip. Secondo gli atti, avrebbe avuto un ruolo di organizzatore in un’associazione transnazionale dedita al traffico di stupefacenti, con compiti di pianificazione del trasporto dalla partenza dall’Albania fino alla distribuzione sul territorio campano, dove la sostanza veniva nascosta e custodita prima della rivendita.

Un secondo intervento si è sviluppato negli Emirati Arabi Uniti: a Dubai è stato localizzato e catturato un cittadino albanese di 39 anni, latitante dal 2019, condannato in via definitiva a 8 anni e 7 mesi di reclusione. Anche in questo caso, l’ipotesi investigativa lo colloca tra gli elementi di vertice di un’organizzazione internazionale specializzata nel traffico di stupefacenti, con base logistica in provincia di Venezia, segno di come le filiere criminali abbiano bisogno di snodi operativi stabili e, allo stesso tempo, di figure capaci di muoversi rapidamente tra giurisdizioni diverse.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.