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Pomodoro da industria, al via la campagna 2026: accordo raggiunto, ma restano criticità strutturali

05/04/2026

Pomodoro da industria, al via la campagna 2026: accordo raggiunto, ma restano criticità strutturali

Con la firma dell’accordo quadro per il pomodoro da industria nel Nord Italia prende ufficialmente avvio la campagna 2026, un passaggio atteso da tutta la filiera agroalimentare. L’intesa tra organizzazioni agricole e industria di trasformazione consente alle aziende di pianificare le semine e avviare le operazioni di trapianto, offrendo un riferimento indispensabile in una fase caratterizzata da forte incertezza economica.

Il comparto, tra i più rilevanti del panorama agricolo nazionale, continua tuttavia a confrontarsi con un contesto complesso, segnato da costi di produzione elevati e margini sempre più compressi. Una situazione che impone una riflessione attenta sugli equilibri interni alla filiera.

Un distretto strategico per l’agroalimentare europeo

Il bacino del Nord Italia rappresenta il principale polo europeo per il pomodoro da industria, con oltre 45 mila ettari coltivati e più di 3 milioni di tonnellate di prodotto trasformato ogni anno. All’interno di questo sistema, l’Emilia-Romagna riveste un ruolo centrale, concentrando circa il 60% delle superfici complessive.

La produzione si sviluppa in aree fortemente specializzate: Piacenza guida con oltre 10.500 ettari coltivati, seguita da Ferrara con circa 8.100 ettari, Parma con oltre 4.200 e Ravenna con circa 3.000. Si tratta di un modello produttivo altamente integrato, dove agricoltura e industria dialogano in modo strutturato, contribuendo a consolidare la competitività del comparto a livello internazionale.

Questo equilibrio, tuttavia, appare oggi più fragile rispetto al passato, anche alla luce delle dinamiche produttive e delle trasformazioni del mercato.

Equilibrio tra produzione e trasformazione: la sfida decisiva

Confagricoltura Emilia-Romagna evidenzia come uno dei nodi principali riguardi il rapporto tra superfici coltivate e capacità di trasformazione industriale. Negli ultimi anni si è registrata una crescita della pressione produttiva che, in alcuni casi, rischia di superare la reale capacità di assorbimento degli impianti.

Marcello Bonvicini, presidente dell’organizzazione regionale, sottolinea come l’accordo rappresenti un passaggio necessario per garantire la continuità operativa delle imprese, ma non risolva le criticità di fondo. Il rischio concreto è quello di tensioni sul mercato, con possibili ripercussioni sui prezzi riconosciuti agli agricoltori.

A incidere sul quadro generale contribuisce in modo significativo l’andamento dei costi di produzione. Energia e carburanti continuano a rappresentare voci particolarmente onerose, riducendo la sostenibilità economica delle aziende agricole e limitando la loro capacità di investimento.

La prospettiva per il comparto richiede quindi un rafforzamento degli strumenti di programmazione e un coordinamento più stretto tra tutti gli attori della filiera. Solo attraverso una gestione equilibrata tra produzione agricola, capacità industriale e valore economico del prodotto sarà possibile garantire stabilità e redditività nel medio periodo.

La campagna 2026 si apre dunque sotto il segno della continuità operativa, ma anche con la consapevolezza che il futuro del settore dipenderà dalla capacità di affrontare in modo strutturale le criticità emerse negli ultimi anni.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.