Caricamento...

Verona 365 Logo Verona 365

Mercosur, Giansanti su Radio1: “Così l’accordo non tutela la qualità delle importazioni”

13/01/2026

Mercosur, Giansanti su Radio1: “Così l’accordo non tutela la qualità delle importazioni”

La firma dell’intesa commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur riaccende un dibattito che, in Italia, non riguarda soltanto la competitività delle imprese agricole. Nel mirino, almeno secondo Confagricoltura, c’è un punto più delicato: la tenuta degli standard produttivi e la coerenza tra ciò che l’Europa chiede ai propri agricoltori e ciò che accetta in ingresso da mercati che operano con regole differenti. È il nodo sollevato da Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa, intervenuto su Radio1 nel programma Caffè Europa.

Reciprocità e controlli: la richiesta che resta sul tavolo

Giansanti chiarisce che la questione non si esaurisce nel timore di un ribasso dei prezzi. La preoccupazione, semmai, è che l’aumento delle importazioni dal Sud America avvenga senza una cornice in grado di garantire al consumatore europeo la stessa affidabilità che viene pretesa dalle filiere interne. La clausola di salvaguardia, che dovrebbe attivarsi in presenza di un eccesso di import, viene giudicata insufficiente: protegge i listini, non la qualità.

La parola chiave, nella lettura del presidente di Confagricoltura, è “reciprocità”. In concreto: stessi obblighi, stessi divieti, stessi controlli lungo il processo produttivo. Non una richiesta ideologica, ma un criterio operativo che, se applicato, limiterebbe le asimmetrie tra modelli agricoli e ridurrebbe il rischio di concorrenza squilibrata.

Standard produttivi diversi e fiducia dei consumatori

Secondo Giansanti, gli standard di produzione del Mercosur non sono sovrapponibili a quelli europei. L’esempio portato riguarda l’impiego, per alcune filiere come carne, riso e zucchero, di principi attivi vietati da tempo nell’Unione europea. In questo scenario, la previsione che i prodotti finiti non presentino residui chimici viene considerata una garanzia parziale: sposta il controllo sul risultato finale, senza incidere sulle modalità con cui quel risultato viene ottenuto.

Il punto, per Confagricoltura, è anche reputazionale. Se il consumatore percepisce che la qualità e la sicurezza dipendono da controlli ex post e non da regole di produzione condivise, la fiducia può indebolirsi rapidamente, con ricadute che non colpiscono soltanto l’import, ma l’intero comparto agroalimentare.

Indicazioni geografiche e “Italian sounding”: tutela formale, incognite pratiche

Sul capitolo indicazioni geografiche, il giudizio è più articolato: bene la protezione di Dop e Igp contro l’Italian sounding, ma resta la domanda su come questa tutela verrà fatta rispettare sul campo. Giansanti richiama il caso del Brasile, dove prodotti “fake” circolano da anni: il tema non è la dichiarazione di principio, è la capacità delle autorità locali di intervenire davvero su aziende già radicate nei mercati.

In sintesi, la critica non è un “no” astratto al commercio, ma la richiesta di un accordo che non scarichi sui produttori europei il costo di regole più rigide, lasciando al tempo stesso varchi aperti su controlli e processi produttivi.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to