Giovanni Morbin, tre performance a Verona per la chiusura del progetto espositivo
23/01/2026
Si apre domani, sabato 24 gennaio, il ciclo conclusivo di performance di Giovanni Morbin, pensato come atto finale del progetto espositivo in corso a Verona. Le azioni performative, tre in totale, accompagnano la chiusura delle mostre personali ospitate in diverse sedi cittadine, mettendo in relazione corpo, tempo e spazio all’interno di contesti archeologici e indipendenti. La partecipazione è libera.
Il progetto, diretto da Zeno Massignan e realizzato dai Musei Civici insieme a Habitat 83, con la collaborazione di Accademia Cignaroli, Fondazione Bonotto e Artiver, è nato in occasione di ArtVerona 2025. L’impianto curatoriale si fonda su tre mostre autonome ma connesse, pensate per creare un dialogo tra centro e periferia, tra spazi istituzionali e luoghi indipendenti, tra ricerca contemporanea e memoria archeologica della città.
Prima performance al Museo Lapidario Maffeiano
Il primo appuntamento è in programma sabato 24 gennaio al Museo Lapidario Maffeiano, in piazza Bra, nel contesto della mostra Manifesto Orizzontale. Ozionismo. Alle 10.30 Morbin presenta Ozione 10, un’azione in cui il corpo diventa strumento critico, attivato sul confine tra azione e inattività. Il tempo sospeso viene trasformato in esperienza condivisa, aprendo una riflessione sul valore dell’ozio come pratica consapevole. Alle 11.30 è previsto un incontro con il pubblico e l’attivazione degli strumenti ozionisti, in dialogo diretto con lo spazio museale.
Habitat 83 e il rapporto tra corpo e mondo vegetale
Il secondo appuntamento si svolgerà sabato 31 gennaio nello spazio indipendente Habitat 83, in via Mantovana, per la mostra Fuori dalle orbite. La performance Contattoo. Ibridazione 17 prende avvio alle 11 con un’introduzione, seguita alle 12 dall’azione performativa. In collaborazione con un tatuatore, l’artista incide sul proprio corpo, senza inchiostro, la traccia di una presenza vegetale. Il gesto, temporaneo e reversibile, riflette sul corpo come superficie sensibile, attraversata da segni, tempo e relazione con il vivente. L’azione si estende nello spazio espositivo e prosegue nella dimensione editoriale, come forma di permanenza. A seguire sono previsti un incontro con il pubblico e la presentazione di un’edizione numerata delle opere dell’artista.
Chiusura al Museo Archeologico al Teatro Romano
Il percorso performativo si conclude sabato 7 febbraio al Museo Archeologico al Teatro Romano, in occasione della mostra Manie. Alle 11 va in scena Ozione I, azione finale e finissage dell’intero progetto. La performance mette in relazione il corpo dell’artista con lo spazio archeologico e con la dimensione temporale, ricomponendo le traiettorie attivate nelle diverse sedi espositive e chiudendo simbolicamente il ponte costruito tra luoghi, pratiche e memorie.
Articolo Precedente
Scuole dell’infanzia comunali: ampliati i laboratori pomeridiani fino alle 17.45