Giorno della Memoria: Consiglio comunale aperto, secondo anno di confronto pubblico
24/01/2026
Per il secondo anno consecutivo, nel pomeriggio si è tenuta una seduta speciale di Consiglio comunale aperto dedicata al Giorno della Memoria. L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione, ha avuto come riferimento l’anniversario della liberazione del campo di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau da parte dell’Armata Rossa, data che continua a interrogare le istituzioni e la società su responsabilità, scelte politiche, complicità e conseguenze del nazismo e del fascismo, con uno sguardo che non si limita alla commemorazione ma tenta di misurare la tenuta della coscienza civile.
La seduta ha ospitato interventi di taglio storico, associativo e culturale, con la partecipazione di Eugenio Iafrate, vicepresidente ANED – Sezione di Verona, Roberto Israel, Consigliere nazionale e coordinatore delle attività veronesi dell’Associazione Figli della Shoah, Luca Fontana, generale di brigata (aus.) e presidente Assoarma Verona, e Daria Lucia Gabusi, docente del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona.
Deportazioni, internamento e responsabilità storiche
Nel suo intervento Eugenio Iafrate ha ricostruito alcuni passaggi della storia italiana durante il conflitto, ricordando l’apertura dei campi di concentramento per oppositori politici e la fase successiva all’8 settembre, quando, dopo l’armistizio, iniziarono deportazioni e internamenti. Ha richiamato i numeri, le categorie colpite, la nascita dell’ANED nel 1945 e l’evoluzione del suo ruolo: dall’assistenza ai superstiti e alle famiglie, alla custodia della memoria, oggi affidata sempre più alla capacità di parlare alle nuove generazioni, mentre la presenza diretta dei testimoni si riduce inevitabilmente.
Luca Fontana ha riportato l’attenzione sulla vicenda degli IMI, gli Internati Militari Italiani, sottolineando il rastrellamento, il disarmo e la deportazione dei militari che non aderirono alla Repubblica Sociale Italiana. L’esperienza dei campi, del lavoro forzato e delle privazioni, ha ricordato, è stata anche una forma di resistenza silenziosa, pagata con morti e sofferenze, ma sostenuta da una scelta collettiva di rifiuto che permise a molti di rientrare in Patria entro la fine del 1947.
Memoria pubblica e tensioni del presente
Roberto Israel ha messo in guardia dai rischi che emergono quando la memoria della Shoah viene trascinata nel conflitto politico contemporaneo, trasformando una ricorrenza di raccoglimento in uno spazio di contrapposizione. Ha insistito sulla necessità di preservare il significato storico e simbolico del Giorno della Memoria: non solo il ricordo delle vittime, ma anche la riflessione sulla responsabilità politica, istituzionale e sociale dei regimi e dei loro collaboratori, senza scorciatoie interpretative che confondano piani diversi.
Daria Lucia Gabusi ha collocato la ricorrenza dentro un contesto che ha definito cupo, segnato da fratture nei diritti, riemersione di razzismi e nazionalismi, retoriche della supremazia e una discussione pubblica che torna a legittimare la guerra come strumento. Ha richiamato, con forza, anche l’altro rischio: l’oblio, la negazione, la mistificazione dei fatti storici, amplificati da dinamiche digitali e dalla difficoltà, per molti, di esercitare un discernimento critico. Da qui l’invito a usare i “momenti forti” del calendario civile come occasione di comprensione storica, perché la conoscenza critica resta un argine contro l’obbedienza cieca che alimenta ogni totalitarismo.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to