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Acquacoltura e pesca, a Roma il confronto per rilanciare il prodotto ittico italiano

20/03/2026

Acquacoltura e pesca, a Roma il confronto per rilanciare il prodotto ittico italiano

Il settore ittico italiano si trova davanti a una sfida che riguarda produzione, competitività e riconoscibilità del prodotto nazionale. A Roma, nella sede di Confagricoltura, si è svolto un incontro promosso dall’Associazione Piscicoltori Italiani (API), che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e delle principali organizzazioni di categoria, con l’obiettivo di individuare strategie condivise per rafforzare l’intero comparto.

Al tavolo, tra gli altri, il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il presidente dell’API Matteo Leonardi e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, insieme a operatori della filiera e dirigenti del settore. Un confronto che ha messo in luce criticità strutturali e potenzialità ancora inespresse.

Produzione limitata e forte dipendenza dall’estero

L’Italia si distingue per qualità e sicurezza del prodotto ittico, riconosciute anche a livello internazionale. Tuttavia, questi elementi non si traducono in una crescita della produzione nazionale. A fronte di un consumo elevato, che si attesta intorno ai 31 chilogrammi pro capite annui, soltanto una quota ridotta del pesce consumato proviene da allevamenti e pesca italiani.

Il divario rispetto ad altri Paesi appare evidente. Nel campo dell’acquacoltura marina, la disponibilità di concessioni risulta estremamente limitata, con appena poche decine di autorizzazioni lungo migliaia di chilometri di costa. Una condizione che frena lo sviluppo del settore e favorisce l’importazione.

Il confronto con realtà come Norvegia e Turchia evidenzia la distanza in termini di capacità produttiva. Mentre altri Paesi consolidano la propria presenza sui mercati internazionali, l’Italia fatica a espandere la propria offerta, nonostante alcune eccellenze, come la produzione di caviale da storione, che la colloca ai vertici europei.

Le richieste del settore: trasparenza e nuove concessioni

Dal vertice è emersa una posizione condivisa: per sostenere il comparto è necessario intervenire su più livelli. Una delle priorità riguarda la trasparenza verso i consumatori, in particolare nel canale della ristorazione, dove si concentra una parte significativa del consumo ittico. Rendere chiara l’origine del prodotto rappresenta un passaggio fondamentale per valorizzare il pesce italiano e rafforzarne la competitività.

Parallelamente, gli operatori chiedono un aumento delle concessioni per l’allevamento in mare, condizione indispensabile per ampliare la produzione nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero. Il comparto dell’avannotteria, già in crescita, potrebbe sostenere questa espansione, a patto di disporre di strutture adeguate.

Sul fronte della pesca, il settore risente di una contrazione della flotta e dell’aumento dei costi, elementi che incidono sulla capacità produttiva e sulla sostenibilità economica delle imprese.

Nel corso dell’incontro è emersa anche l’esigenza di una maggiore reciprocità nei rapporti commerciali internazionali, soprattutto in relazione a mercati che impongono barriere all’ingresso dei prodotti italiani.

Il confronto avviato a Roma segna un passaggio significativo per definire una strategia comune, capace di sostenere un comparto che rappresenta una componente identitaria della tradizione alimentare italiana e una risorsa economica ancora da sviluppare pienamente.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to