Accordo UE–Mercosur, Confagricoltura ribadisce le criticità per l’agricoltura europea
10/01/2026
La presa di posizione di Confagricoltura sull’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur arriva in un passaggio delicato del percorso istituzionale. Il primo via libera a maggioranza espresso in sede Coreper dagli ambasciatori dei 27 Stati membri non chiude il dossier, ma ne accelera la traiettoria politica, rendendo più concrete preoccupazioni che il mondo agricolo italiano solleva da tempo con argomentazioni puntuali e tutt’altro che ideologiche. Al centro della discussione non c’è una generica avversione al commercio internazionale, bensì la tenuta di un sistema produttivo che si regge su regole, controlli e investimenti strutturali difficilmente comprimibili.
Il nodo della reciprocità negli scambi commerciali
Il principio di reciprocità rappresenta la linea di confine tra apertura dei mercati e squilibrio competitivo. Secondo Confagricoltura, l’accordo UE–Mercosur, nella configurazione attuale, non garantisce condizioni equivalenti tra operatori europei e sudamericani. Le imprese agricole dell’Unione sono sottoposte a vincoli stringenti su uso di fitofarmaci, tutela ambientale, benessere animale, tracciabilità e diritti dei lavoratori; vincoli che comportano costi elevati, investimenti continui e una struttura produttiva orientata alla qualità piuttosto che al volume.
Nei Paesi del Mercosur — Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay — tali standard non trovano un’applicazione comparabile. Questo scarto normativo si traduce in una differenza sostanziale nei costi di produzione e, di conseguenza, nei prezzi di vendita. L’ingresso nel mercato unico di prodotti agricoli realizzati con regole meno severe rischia di comprimere i margini delle imprese europee, senza offrire ai consumatori garanzie equivalenti sul piano sanitario e ambientale.
Impatti sulle filiere e sul modello agricolo italiano
La questione non riguarda un singolo comparto, ma l’intero assetto delle filiere agroalimentari. Carne bovina, pollame, zucchero, riso e mais figurano tra i settori più esposti, con possibili effetti a catena su occupazione, redditività e investimenti. Per l’agricoltura italiana, costruita su denominazioni di origine, controlli capillari e una forte integrazione tra produzione primaria e trasformazione, la concorrenza di prodotti a basso costo può incidere in modo strutturale, non episodico.
Confagricoltura sottolinea come il rischio non sia limitato a una riduzione dei prezzi all’origine, ma coinvolga la sostenibilità economica delle aziende, soprattutto quelle di dimensioni medio-piccole. Penalizzare chi rispetta regole rigorose equivale a indebolire un modello che l’Unione europea dichiara di voler promuovere, anche attraverso strategie come Farm to Fork e Green Deal.
I prossimi passaggi e la linea della Confederazione
Dopo il voto in Coreper, l’iter di ratifica resta complesso e articolato, con passaggi politici e parlamentari ancora aperti. Confagricoltura ha annunciato che seguirà con attenzione ogni fase successiva, mantenendo un confronto costante con le istituzioni nazionali ed europee. La Confederazione non esclude iniziative a tutela delle imprese agricole, qualora le criticità segnalate restassero senza risposte concrete.
Il punto centrale rimane uno: senza meccanismi efficaci di salvaguardia e senza un reale allineamento degli standard produttivi, l’accordo UE–Mercosur rischia di trasformarsi in un fattore di instabilità per il settore primario europeo. Una liberalizzazione priva di reciprocità non rafforza il mercato, ma ne altera gli equilibri, scaricando i costi sulle imprese che operano nel rispetto delle regole.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to